Roma, 18.11.2005



al Magnifico Rettore
Università degli Studi Roma Tre
Sede


p.c. al Direttore Amministrativo
       al Preside della Facoltà di Lettere
       alla Presidente del Corso di Laurea in Lingue e Comunicazione Internazionale
       Loro Sedi



Magnifico Rettore,


Mi hanno riferito che Le sono pervenute delle lamentele riguardanti una forma di protesta che attuo davanti alla mia Facoltà dal 3 ottobre (con una interruzione per malattia: riprenderò lunedì).


In verità, la mia iniziativa ha suscitato solo sorrisi all'inizio, quando sembrava voler denunciare unicamente il DDL Moratti. Poi, quando si è capito che riguardava anche – e inizialmente – un orientamento del mio Corso di Laurea (Lingue e Comunicazione Internazionale), a quanto pare nel Suo ufficio sono “piovuti” esposti e proteste. Mi sento perciò in dovere di darLe alcuni chiarimenti.


Parto da un fatto apparentemente banale: il danaro che Lei ha recentemente assegnato alle Facoltà per l'assunzione di nuovi docenti (in particolare, ricercatori) è stato destinato dal mio Corso di Laurea per potenziare il settore filologico anziché per potenziare il settore lingue, dove esistono fortissime carenze. Si tratta dunque di una bega interna ad un CdL, come ce ne stanno tante?


No, Rettore, la questione va ben oltre. Potenziare anzitutto il settore filologico in un Corso di Laurea che si chiama “Lingue e Comunicazione Internazionale” vuol dire contribuire a far abban­donare l'università a tantissimi studenti che si sono iscritti per imparare le lingue in quanto vive. Molti di loro mi hanno scritto dichiarando, nell'annunciare il loro abbandono, di sentirsi ingannati.


Lei deve sapere anche, Rettore, che il mio Corso di Laurea rifiuta inoltre di offrire lauree magistrali che siano incentrate sulla lingua viva. Come con l'episodio recente, cerca prioritariamente di po­tenziare l'offerta sia filologica che di linguistica teorica e descrittiva. Ciò facendo allontana il 99% dei laureati, i quali devono specializzarsi in altre città. La maggior parte rinuncia semplicemente.  Vedi, Rettore, se meno del 10% degli adulti italiani possiede la laurea (due, tre, quattro volte meno degli altri paesi avanzati) è anche per scelte come questa. Ma un paese con solo il 10% di laurea­ti non è competitivo oggi. Il mondo politico e del lavoro lo sa. Ed eccoci a subire il DDL Moratti.


Infine, Rettore, deve sapere che le scelte culturalmente qualificate ma elitarie del mio Corso di Laurea contribuiscono all'alto tasso di disoccupazione tra i laureati in lingue, una anomalia che grida vendetta in un'epoca in cui enti ed aziende italiani cercano, ma non trovano, laureati capaci di negoziare in lingua, di tradurre testi in maniera mirata, o di facilitare gli incontri interculturali.


Perché sapere le lingue oggi, Rettore, vuol dire saper fare queste cose, non soltanto “conversare”. Solo insegnamenti universitari che siano culturalmente qualificati e nel contempo incentrati sulle lingue in quanto vive, possono formare laureati capaci di relazionarsi in lingua, di cogliere la forma mentis di un interlocutore straniero, di negoziare, di gestire incontri internazionali e così via.


Per anni sono stato insultato e calunniato dalla mia Facoltà proprio per aver sostenuto queste tesi. (Per l'ultimo episodio di angherie, vedi http://info.boylan.it/lettera.htm .)


Ora basta. Ho poco tempo davanti a me, sia di vita che di carriera universitaria, e intendo dedica­re quel che rimane a non rendere del tutto inutili i 38 anni sciupati lasciandomi stupidamente met­tere sulla difensiva di continuo (mobbing) da una parte del mio Corso di Laurea.


Lei mi dirà giustamente che il Rettore non potrà entrare nel merito delle scelte di una Facoltà – anzi, nessuno può entrarci in merito perché, diversamente dalla Magistratura, l'Università non si è dotata di meccanismi di autocensura praticabili in casi come questo. Ma se Lei non potrà entrarci in merito, io sì, con l'unica arma rimasta: la protesta ad oltranza.


A quale scopo? Non per far revocare la decisione del mio corso di laurea di assumere un altro filologo: infatti, seppure non ci siano spazi di manovra all'interno delle istituzioni universitarie per appellarmi, posso sempre rivolgermi alla magistratura amministrativa. Intendo invece denunciare qualcosa di più fondamentale, di cui questo ennesimo episodio è solo la spia: la non corrisponden­za tra offerta formativa del mio Corso di Laurea, il titolo del Corso di Laurea (e le promesse conte­nute nel prospetto) e gli effettivi bisogni conoscitivi espressi dalla società in cui viviamo. E, natu­ralmente, intendo denunciare anche le modalità stesse del reclutamento dei professori universitari, esem­plificate in maniera quasi caricaturale da quest'ultimo episodio.


Fin quando ne avrò le forze, dunque, e tranne per le assenze per assolvere impegni internazionali che non posso tradire, intendo stazionarmi davanti all'entrata della Facoltà di Lettere (o sul suolo pubblico adiacente in caso di divieto). Questa presenza ricorderà, spero, l'assenza di un mezzo di ricorso interno praticabile contro decisioni palesemente arbitrari; ricorderà l'assenza di modalità socialmente responsabili di reclutamento dei professori universitari (assenza che dà il pretesto al Ministro Moratti di varare una legge che uccide la libertà d'insegnamento e di ricerca); ricorderà le migliaia di assenze nelle aule (quei due studenti su tre che abbandona); ricorderà l'assenza di sbocchi per i nostri laureati in lingue – giovani che potrebbero invece contribuire molto alla cultura e all'economia del paese se ci fossero insegnamenti più in linea con i loro bisogni formativi.


Con ossequi,


Patrick Boylan        
 
Dipartimento di Linguistica
boylan@uniroma3.it